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Soundreef Mens Sana, la parola agli abbonati storici: Emanuela Anichini e i figli Sara e Guido

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Sara e Guido Cecchi, figli di Emanuela Anichini, in trasferta a vedere la Mens Sana

L’amore per la Mens Sana Basket è un sentimento che a volte può andare oltre il singolo tifoso, arrivando a contagiare tutta la famiglia. È il caso di Emanuela Anichini, abbonata storica nelle Poltroncine («numero 512» specifica con orgoglio) che assieme ai figli Sara e Guido il prossimo 17 agosto non mancherà l’appuntamento con il via della campagna abbonamenti della Soundreef Mens Sana. «Rinnoveremo tutte e tre le tessere. Fino a poco tempo fa eravamo quattro abbonati paganti compreso mio marito che però dopo la débacle societaria ha deciso di non rinnovare più» racconta.

Vicino a loro nelle Poltroncine ci sarà anche Alessandro Betti: «Il nostro amico del cuore, anche lui rinnoverà l’abbonamento. Siamo insieme da una vita al Palazzetto» racconta Emanuela.

Ma come è nato questo amore per la Mens Sana che ha coinvolto poi tutta la famiglia?

«Quando ero al liceo facevo atletica leggera e lo sport mi piaceva. Poi da lì si cominciò a seguire anche il basket. Da quel momento mi sono appassionata sempre di più e poi negli anni abbiamo sempre continuato a seguire la squadra con tutta la famiglia».

Qual è la prima partita della Mens Sana che hai visto?

«Lo spareggio del campionato di serie B con la Gamma Varese al PalaDozza di Bologna dell’11 maggio 1972 quando da Siena ci fu un vero e proprio esodo. Partita che purtroppo perdemmo e non arrivò la promozione in serie A».

E la più bella?

«Ero ad Atene con mio marito e mio figlio nel 2011 quando l’Olympiacos vinse di 48 punti gara 1. Due giorni dopo arrivò la vittoria di 17 che non scorderò mai perché non so come abbiamo fatto a trovare il coraggio per tornare dentro a quel palazzetto. Abbiamo visto la partita in mezzo agli ateniesi: quando siamo usciti abbiamo corso per un chilometro. Una partita strepitosa con il primo tempo mostruoso di Kaukenas e poi le triple di Stonerook: emozioni indimenticabili».

C’è un allenatore della Mens Sana che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

«Senza nulla togliere a Giulio Griccioli, con cui siamo tanto amici, dico Marco Crespi. Credo che sia stato prima di tutto un grande uomo perché in mezzo alle difficoltà di quella stagione è stato bravo a dare la carica giusta e a rimanere freddo e distaccato rispetto a quello che succedeva fuori dal campo. Arrivare a sfiorare lo scudetto è stato qualcosa di incredibile: con un po’ di fortuna su quel tiro di Janning avremmo vinto il nono titolo e in quel caso avrei voluto vedere le facce di qualche solone a togliercelo…».

C’è invece un allenatore dal quale ti saresti aspettata di più?

«Simone Pianigiani. Non ha mai speso mezza parola in questi anni e, lo dico da senese, mi ha deluso».

Il giocatore più forte che hai visto con la maglia della Mens Sana?

«Ce ne sono stati tanti, da Daye al povero Alphonso Ford fino a Kaukenas, ma l’emblema della storia recente per me è Stonerook: aveva una marcia in più e un’intelligenza cestistica fuori dal comune oltre all’attaccamento alla maglia che per gli americani non è così scontato. Lo rivedrei volentieri, anche solo per stringergli la mano».

Che Mens Sana ti sembra quest’anno?

«È stata costruita bene e sulla carta mi sembra che sia stato fatto un bel salto di qualità . Devo dire che un po’ me l’aspettavo: le figure nuove che si sono avvicinate alla Mens Sana lo hanno fatto con convinzione e voglia di fare bene dunque c’era da aspettarselo che anche gli arrivi fossero in linea con queste intenzioni».

E dove potrà arrivare secondo te?

«Con un po’ di fortuna si potrà dire la nostra. Faccio gli scongiuri ma nonostante l’ingiustizia della promozione unica, che speravo potesse essere rivista con un po’ di buon senso, possiamo puntare anche a fare il salto. Non poniamo limiti alla Divina Provvidenza: l’ultima finale scudetto è stata una beffa e direi che siamo ampiamente in credito con la fortuna. È l’ora di riscuotere».