federico calvellini soundreef mens sana

Soundreef Mens Sana, la parola agli abbonati storici: Federico “Ghigo” Calvellini

federico calvellini tifosi mens sana

Il primo scudetto impossibile da dimenticare

Tra le tante storie dei tifosi biancoverdi c’è chi si è innamorato della Mens Sana Basket da bambino, chi da adolescente e chi da uomo. E poi c’è anche chi è nato con i colori biancoverdi cuciti addosso, come Federico “Ghigo” Calvellini: «A 6 mesi ero già al palazzetto perché i miei genitori erano tifosissimi della Mens Sana e mi hanno trasmesso da subito questo amore per la squadra».

Impossibile ricordare la primissima volta al Palasport, vista l’età del “debutto” ma, crescendo, la passione di Federico per la Mens Sana è rimasta intatta. Così “Ghigo” è diventato una delle colonne del tifo biancoverde: l’ex voce del Commandos Tigre il prossimo 17 Agosto, quando inizierà la campagna abbonamenti della Soundreef Mens Sana, sarà ancora una volta al botteghino per la tessera in Curva Nord. «Posto occupato da sempre, dagli anni bui della serie B fino alla promozione, dagli anni della serie A2 fino al ciclo vincente e alle ultime stagioni» racconta.

Centinaia di partite viste: ma quella indimenticabile qual è?

«Senza dubbio gara 3 contro la Benati Imola che nel 1990 portò la Mens Sana dalla serie B alla serie A2. Facevo parte dell’ex Basket Club La Verbena, un bel gruppo: erano anni duri e fu una delle prime grandi soddisfazioni».

È vero che sei tra i record-man per numero di trasferte?

«Ne ho fatte più di 300, girando praticamente tutta Italia e quasi tutti i palazzetti».

Il più “caldo” che hai trovato?

«Il Paladozza della Fortitudo Bologna, poi anche il Pianella di Cantù e i palasport di Roseto e Napoli».

Tra i giocatori che hanno indossato in questi anni la maglia della Mens Sana ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

«Mauro Sartori, che ha giocato nella Mens Sana negli anni ’90 e ora è responsabile scouting dell’Umana Venezia. È un mio carissimo amico e ci sentiamo spesso».

Il tuo quintetto ideale di sempre della Mens Sana?

«Come playmaker McIntyre, guardia Kaukeans, ala piccola Sato, ala grande Stonerook e come centro, anche se non è stato proprio il suo ruolo, Lavrinovic».

E il coach al quale sei rimasto più legato?

«Per il ruolo che ricoprivo in Curva mi sono trovato molte volte a confrontarmi con loro e ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti. Ricordo con più affetto gli ultimi allenatori della Mens Sana anche perché ho vissuto un po’ di più le vicende legate alla squadra: Pianigiani, Banchi, Magro, Crespi e tornando un po’ indietro Pancotto e Lombardi. Hanno dato tutti un contributo importante alla storia della Mens Sana».

Per la campagna abbonamenti “Passione per sempre” la società ha confermato i prezzi della scorsa stagione, che ne pensi?

«La ritengo un’iniziativa positiva anche perché, con la crisi economica che ancora si sente, la politica scelta dalla società di mantenere i prezzi invariati è quella giusta. È sicuramente uno stimolo ai tifosi per gli abbonamenti».

Come pensi che risponderà la città?

«Mi auguro bene perché Siena ha tanta voglia di basket. Purtroppo quando le cose non vanno per il meglio i tifosi non rispondono in modo numeroso: spero che comprendano che la realtà al momento è questa e che comunque sono stati fatti degli sforzi importanti. C’è bisogno di tutti per ritornare ai tempi d’oro».

Che idea ti sei fatto del roster della Mens Sana?

«La squadra non mi sembra costruita male, sono sicuro che il Direttore sportivo Marruganti ha lavorato mettendoci il cuore e spero che questi acquisti portino entusiasmo. Quello che chiediamo noi tifosi comunque è sempre una cosa sola: onorare la maglia. Poi riusciamo a sopportare anche le sconfitte purché i giocatori lottino sul campo».

Ti aspetti di raggiungere i playoff nella prossima stagione?

«La speranza è sempre l’ultima a morire… Non dico altro».