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Soundreef Mens Sana, la parola agli abbonati storici: Paolo Bracciali

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Paolo Bracciali con gli amici al Palasport

L’amore per la Mens Sana Basket è più forte anche della distanza e delle delusioni, talvolta simili a un tradimento per chi ha fatto dei colori biancoverdi una fede incancellabile.

Paolo Bracciali, abbonato storico originario di Rapolano ma da anni residente nell’Aretino per motivi di lavoro, la prossima stagione tornerà al posto nei Numerati che non aveva mai lasciato vuoto dagli anni ’80.

“L’anno scorso ho preso una pausa. Ho deciso di non rinnovare l’abbonamento perché non mi sono piaciute alcune cose” racconta. Il prossimo 17 agosto quando inizierà “Passione per sempre”, la campagna abbonamenti 2017/2018 della Mens Sana Basket, Paolo Bracciali sarà di nuovo al botteghino assieme a un gruppo di amici.

Cosa ti ha convinto a tornare al Palasport?

«Mi è piaciuta molto questa ripartenza della società, mi sembra il modo giusto per rilanciare la Mens Sana. Mi ha colpito la voglia, l’entusiamo e l’attenzione che hanno messo le nuove figure societarie, come la famiglia Macchi, per coinvolgere la città. Anche la conferma degli stessi prezzi degli abbonamenti dell’anno scorso aiuterà a riavvicinare i tifosi. È un bell’approccio per la nuova stagione».

Soddisfatto anche di come è stata costruita la squadra?

«Assolutamente sì. Il roster mi sembra in linea con quanto dicevo sopra: un gruppo costruito per riportare entusiasmo in città e tra i tifosi. Credo che sia stato fatto davvero il massimo, che per una volta è tanta roba».

Quali sono le tue aspettative per la prossima stagione?

«Credo che sia corretto aspettarsi i playoff. Forse non ci sono ancora gli equilibri per qualcosa di più, devono essere ancora costruiti. Però i playoff con questa squadra e anche per la storia della Mens Sana sono alla portata, non dovrebbero essere un problema».

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Paolo Bracciali con la figlia al palazzetto

Dal presente facciamo un tuffo nel passato: come ti sei avvicinato ai colori biancoverdi?

«A metà anni ’70 un amico mi ha portato a vedere Mens Sana-Sebastiani Rieti al Dodecaedro, partita tra l’altro caldissima. Da quel momento è nata questa passione che mi ha coinvolto sempre di più e che non ho mai lasciato».

C’è una partita tra quelle viste che non dimenticherai mai?

«La finale di Coppa Saporta è stata indimenticabile per tanti motivi. Uno, particolare, è che a Lione ero con Bruno Amerini, un tifoso storico della Mens Sana che purtroppo ci ha lasciato qualche anno fa. Era legatissimo ai colori biancoverdi ed è anche grazie a lui che mi sono appassionato sempre di più alla Mens Sana. Insieme abbiamo fatto tante trasferte e lo ricordo con tanto affetto».

In questi anni hai seguito la squadra anche lontano da Siena?

«Ho fatto tantissime trasferte perché per lavoro spesso mi sono trovato all’estero e quando la Mens Sana giocava in Eurolega a Istanbul, Atene, Barcellona ero sempre presente. A parte quelle di Tel Aviv ho visto tutte le Final Four di Eurolega».

Il tuo giocatore simbolo da quando segui i biancoverdi?

«Tra i tanti visti quello che mi ha colpito e affascinato di più è stato McIntyre».

E l’avversario più forte che hai visto giocare contro la Mens Sana?

«Le bolognesi di inizio 2000, Fortitudo e Virtus, avevano tanti giocatori forti. Se devo sceglierne uno dico Danilovic».

Dal campo alla panchina: l’allenatore della Mens Sana a cui sei più legato?

«L’istrionico Dado Lombardi: una spanna sopra tutti».