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Soundreef Mens Sana: l’ex Crespi lancia la sfida al Team Manager Caliani

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Il ping pong, in casa Soundreef Mens Sana, è un affare serio. Molto serio. A ricordarlo è stato il Team Manager Riccardo Caliani nel corso dell’intervista rilasciata la settimana scorsa nella quale ha rievocato i match di tennistavolo contro coach Marco Crespi: “Non erano partite, ma sfide senza esclusione di colpi. Chi vinceva? Voci di corridoio dicono che il più talentuoso ero io, ma Marco, con la tattica e con una difesa incredibile, mi metteva in grande difficoltà”.

Dopo qualche giorno su Facebook è arrivata la replica di Crespi, che dallo scorso agosto è tornato in panchina: l’allenatore varesino è diventato infatti il nuovo Ct della Nazionale di pallacanestro femminile. “Ho atteso qualche giorno per rispondere. Mi piace sottolineare la (quasi) onestà nel descrivere le nostre sfide. Solo quasi, perché l’affermazione ‘mi metteva in grande difficoltà’ lascerebbe intendere ad una serie di tue vittorie, solo con qualcuna più complicata. Ricordo anche le tue corse in ufficio per mettere gli occhiali, perché forse non vedevi bene…La richiesta di allenamenti-recupero al tu fratello. Andava detto. E ci siamo proprio divertiti” ha scritto l’ex allenatore mensanino. Un botta e risposta che meritava un approfondimento con il diretto interessato.

Coach Crespi: Caliani ha affermato di essere più talentuoso nel ping pong. Ha ragione?

«Riccardo ha talento, questo è indubbio. Giocatore di tennis da giovane, e si vede in qualche colpo. Solo che io sono come Barazzutti: tenace, grande difesa e so innervosire l’avversario che schiaccia una volta, due, tre e poi alla quarta magari sbaglia e mi prendo il punto».

E quindi chi vinceva queste sfide?

«Devo ammetterlo: all’inizio sempre lui. In partite al meglio delle 7 al massimo potevo portare a casa il punto della bandiera. Ma ovviamente come tutti i talenti a cui piace specchiarsi, a volte faceva un po’ il “superiore” e mi caricava. Così visto che sono uno che vive di passioni e di motivazioni, c’è stato un periodo in cui per tre volte di fila ho sempre vinto io. Anche con un clamoroso 4-0: c’era gente incredula dentro al palazzetto che mi vedeva correre ed esultare sul tavolo degli ufficiali di campo».

Ma questa storia del ping pong quando è iniziata?

«L’anno precedente, quando in stagione regolare avevamo perso male la sfida dell’andata contro Milano: con Luca Banchi eravamo in un bar e ho visto un tavolo da ping pong. Per far passare il nervosismo a Luca ho insistito per giocare e poi nelle settimane successive si sono aggiunti anche Caliani e Federico Cappelli. La stagione successiva, invece, mi è venuto in mente di comprarne uno che è quello “famoso” delle sfide al PalaEstra».

Il guanto di sfida a Caliani è lanciato per la prossima volta che tornerai a Siena?

«Ovviamente. Gli consiglio di allenarsi e farò altrettanto anche se durante l’estate non ho mai smesso di giocare al mare. Posso dire con orgoglio di aver fatto fino a 18 partite consecutive…Caliani è avvertito».

Ping pong a parte, quanto ti manca Siena?

«Tanto, davvero tanto. Penso che sia una città speciale in senso assoluto: per la sua bellezza, per la sua storia, per come i senesi vivono la loro città. Per me i due anni che ci ho passato e in particolare il secondo sono stati speciali. Ogni giorno ho due, tre ricordi e tante volte mi emoziono».

Tra questi ricordi c’è anche quel tiro di Janning in gara 6 della finale con Milano che poteva significare scudetto?

«Sì, anche se ho avuto il coraggio di riguardarlo dopo un anno. Penso però che quella sia stata una stagione vincente e bellissima che va oltre quel tiro».

Molti abbonati storici che abbiamo sentito in estate ti hanno indicato come il coach rimasto nel cuore prima di tutto per l’aspetto umano: quanto fa piacere?

«Mi vengono i brividi. Essere riconosciuto per quello che sono, in una stagione che poteva essere quella della ‘sciocchezza professionale’ e invece è diventata la storia da ammirare perché folle è meraviglioso. Essere amati dalla gente di Siena, che sa riconoscere la passione e la verità nelle persone, è qualcosa che mi emoziona ancora».

Vista da fuori, come ti sembra la Mens Sana di quest’anno?

«Non ho avuto modo di vederla giocare e dunque, come tutti sanno, non mi piace esprimere un giudizio senza conoscere bene le cose. So che i tifosi biancoverdi amano chi dimostra serietà in campo e la mia speranza è che la squadra sappia rispondere a questa richiesta che arriva dalla gente».

Come sta andando la tua esperienza come Ct della nazionale femminile?

«La telefonata da parte del Presidente Petrucci è stata totalmente inaspettata. Però mi ha fatto sentire subito che c’era qualcosa di bello. Oggi, dopo due mesi, sento che la sensazione era giusta perché c’è un gruppo di giocatrici che hanno una passione e un’etica del lavoro fantastiche. Per uno come me che è stato anche definito un visionario, credo che sarà un’esperienza molto interessante».